DIFFERENZE ANIMICHE

DUE INDIVIDUI LEGGONO “ESODO”. UNO CI VEDE VERITA’ INEFFABILI, IN PARTICOLARE INFORMAZIONI VITALI PER COMPRENDERE IL RAPPORTO TRA UOMO ESTERIORE E UOMO INTERIORE. L’ALTRO CI VEDE ALIENI PROVENIENTI DA ALTROVE E NON VEDE MINIMAMENTE L’ALLEGORIA. COSA LI RENDE COSI’ DIVERSI? 1) DIFFERENZE DOVUTE AD UNA DIVERSA EVOLUZIONE DI COSCIENZA DI ENTRAMBI, A SUA VOLTA DOVUTA AL FATTO CHE IN QUESTA FINESTRA TEMPORALE L’UNA COSCIENZA INFERIORE è PIU’ INDIETRO DI UN’ALTRA E LE OCCORRONO ALTRE ESPERIENZE PER ACCEDERE A NUOVI STEPS; 2) DIFFERENZA DOVUTA AD UNA DIVERSA EVOLUZIONE DELL’ANIMA, PROBLEMA CHE NON CONCERNE SOLO QUESTA VITA MA TUTTE LE VITE PRECEDENTI. GIUNGIAMO QUI CON UN BAGAGLIO DIVERSO DOVUTE AD ESPERIENZE SPIRITUALI PIU’ O MENO PROFONDE DELL’ANIMA CHE PORTIAMO DENTRO, CHE LA COSCIENZA INFERIORE VIVE IN MODO INCONSCIO E QUINDI DEL TUTTO ISTINTIVO; 3) DIFFERENZA DOVUTA AD UNA DIVERSA NATURA E PROVENIENZA DELLE DUE ANIME, IL CHE ESCLUDE IL PUNTO 1) e il PUNTO 2) PERCHE’ ESSE NON RAGGIUNGERANNO MAI LA STESSA CONSAPEVOLEZZA. NON è UN PROBLEMA DI EVOLUZIONE, MA UN PROBLEMA DI LIMITI NATURALI DELL’ANIMA, CHE DERIVANO DA CIO’ CHE è INNATO E CONNATURATO ALL’ANIMA STESSA (Mike Plato)

FUOCO DIVORATORE DI DIO

Quand’eco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sodoma e sopra Gomorra Zolfo e Fuoco proveniente dal Signore (Genesi 19:24)

Elia rispose al capo della cinquantina: “se sono uomo di Dio, scenda il fuoco dal cielo e divori te e i tuoi cinquanta”. scese un fuoco dal cielo e divorò quello con i suoi cinquanta (2 Re 1:10)

Quindi davide vi eresse un altare per il Signore e vi offrì olocausti e sacrifici di comunione. invocò il Signore, che gli rispose con il fuoco sceso dal cielo sull’altare dell’olocausto (1cronache 21,26)

Appena Salomone ebbe finito di pregare, cadde dal cielo il fuoco, che consumò l’olocausto e le altre vittime, mentre la gloria del signore riempiva il tempio (2 Cronache 7:1)

E allo stesso modo che Mosè aveva pregato il Signore ed era sceso il fuoco dal cielo a consumare le vittime immolate, così pregò anche salomone e il fuoco sceso dal cielo consumò gli olocausti (2 Maccabei 2:10)

Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «un fuoco divino è caduto dal cielo: si è attaccato alle pecore e ai guardiani e li ha divorati. sono scampato io solo che ti racconto questo» (Giobbe 1:16)

Quando videro ciò, i discepoli giacomo e giovanni dissero: «signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». (Luca 9:54)

Marciarono su tutta la superficie della terra e cinsero d’assedio l’accampamento dei santi e la città diletta. ma un fuoco scese dal cielo e li divorò (Apocalisse 20:19)

SMEMBRAMENTO OSIRIDEO

La teoria del frammento dello Spirito assume un concetto della reincarnazione e dell’età dell’anima in disaccordo con la credenza popolare in un progresso delle incarnazioni nel tempo lineare o interno. In quest’ottica, l’Essenza completa (anima intera) è vista come un ologramma frantumato, i cui frammenti si sono depositati simultaneamente in tutti i periodi del tempo e nelle dimensioni dell’universo. Poichè ogni frammento contiene l’immagine del tutto, una frazione dell’Io essenziale permane in ogni vita, ed è questo collegamento con l’Essenza fondamentale che ha dato origine al concetto dell’Io superiore e transpersonale. Noi quindi sperimentiamo diverse vite come frammenti di anime giovani, e altre ancora nei modi intermedi o maturi  (Murray Hope, Il segreto di Sirio)

CAMBIAMENTO

La maggior parte delle persone si tira indietro di fronte al cambiamento. Non lo ama, perché cambiare significa fare un passo in un terreno inesplorato. La vita si evolve raggiungendo livelli sempre più alti di complessità. La vita non potrebbe regredire, neanche se volesse. È incapace di farlo. Ora, è vero che può sembrare che stia regredendo. E può sembrare anche che i cambiamenti non siano “in meglio”. Ma, di fatto, il cambiamento può essere solo in meglio, altrimenti non avverrebbe. Ogni cambiamento è positivo. Non esistono cambiamenti negativi. Tutti i cambiamenti avvengono per il tuo bene. La vita è cambiamento e quando non c’è niente che cambia, non c’è niente che vive. Tutto ciò che vive si muove. Il cambiamento pertanto è inevitabile. È la natura della vita stessa (Neale Donald Walsh, Conversazioni con Dio)

 

PROMETEO

Prometeo è il filosofo che, nello sforzo di scoprire i segreti divini, è continuamente tormentato da pensieri affannosi, non ha sete, non ha fame, non dorme, non mangia, non spurga, deriso, dileggiato, insultato, perseguitato dagli inquisitori, ludibrio del volgo. Questo è il guadagno dei filosofi, questa la loro ricompensa (Pietro Pomponazzi, De Fato)

POLITEISMO E MONOTEISMO

Al pari di sciamani e mistici di varie religioni, i Maya credevano che ogni cosa nascesse, prosperasse e morisse in seno all’Ente divino, come espressione della sua Essenza cupa e brilante. Le divinità erano espressioni rifratte del grande Mistero che trovava diletto nel moltiplicarsi e dividersi in innumerevoli esseri viventi, come le mille sfaccettature di un unico diamante, in cui ognuna di esse Ne rappresenta un volto, una qualità, un attributo. Questa celebrazione della diversità in unità accomuna tutti i culti politeistici, fondati sulla credenza in più dei. Indipendentemente  dal numero di divinità adorate all’interno di tali religioni, dietro di loro c’è sempre un Dio supremo. Questi attributi o esseri gerarchicamente inferiori vengono riprodotti nelle mitologie del globo come figli e nipoti divini, come dei, come angeli, come arconti, come ierofanti e santi. Nella Brihadaramyaka Upanishad  si proclama: “adora questo Dio, adora quest’altro Dio, un Dio dopo l’altro. L’intero mondo è la sua Creazione, ed Egli stesso è tutti gli Dei”. In ambito politeistico, sarebbe meglio dire pagano, c’è però da dire che questa era una verità nota agli iniziati, ai sacerdoti, ma non certo alla gente comune, la cui credenza era effettivamente politeistica, senza sintesi nell’Unità divina. In Egitto era noto ai sacerdoti di Heliopolis che i Neteru era non Dei ma attributi del Dio unico; come d’altronde i cabalisti ebrei sapevano che gli angeli o le sephiroth dell’arbor vitae sono attributi e teofanie dell’Unico; come gli gnostici cristiani sapevano che le tre persone di Dio sono solo tre aspetti dell’Unico;  e come i buddhisti sanno che i molti buddha locali non sono che aspetti di un unico Buddha. Di converso la gente profana non riesce per forma mentis a ridurre la molteplicità in unità e ha bisogno di vedere in modo separato, perchè per raggiungere lo stato di consapevolezza dell’Uno-Molteplice occorre giungere ad abolire la separazione soggetto-oggetto, te-Tutto. Più che di genere, la differenza tra politeismo e monoteismo è una differenza di enfasi: le spiritualità politeistiche enfatizzano i numerosi volti del divino, mentre le religioni monoteistiche ne sottolineano l’unità. Ripeto, gli iniziati pagani e monoteisti si troverebbero d’accordo su ciò, ma la massa non potrebbe. Alle persone cresciute nelle tradizioni spirituali giudeo-cristiana e islamica si insegna in genere a credere che il concetto di monoteismo sia più avanzato spiritualmente di quello di politeismo. In realtà, anche l’esperienza di un Ente divino afaccettato possiede vantaggi. Tra questi il fatto che la celebrazione della ricca diversità delle forze sovrannaturali in seno a Dio consente al credente di capire che la lotta tra bene e male, creazione ed eversione, vita e morte, non è un evento esterno all’Ente Divino, un confronto tra un Dio finito e una potenza autonoma quale Satana. E questo modo più onesto di considerare l’Ente Divino è di aiuto a non dimmenticarne l’immensità. Incapaci di ridurre la battaglia tra la vita e la morte allo scenario “Buono vs Maligno”, siamo costretti ad affrontare la verità che il Dio oltre gli dèi sia di gran lunga più misterioso dei nostri umani agi e disagi. La spiritualità politeistica, inoltre, gioca a sfavore della nostra tendenza a ridurre Dio ad una caricatura stereotipata di noi stessi, dei nostri genitori, delle nostre tribù e nazioni. Conservando la diversità all’interno della Cosa Sacra e, allo stesso tempo riconoscendone l’unità suprema, il fedele può esperire un Essere la cui elevata complessità ostacola i suoi tentativi di banalizzarlo, idolatrarlo o addomesticarlo. Semplicemente l’anima non può cogliere tale complessità o limitarla a proporzioni “monoscopiche”. Al contrario è costretta ad esperire l’Ente Divino da un’affascinante prospettiva multiscopica, a confrontarsi con i limiti assoluti di tutti i modi di pensare umani. Questo può avere sull’anima lo stesso effetto suscitato dai koan del buddhismo zen, che piegano la mente ad immaginare l’inimmaginabile, quindi a liberare l’anima in un’esperienza estatica di Unità con la propria origine e il proprio destino. Era questo lo scopo degli antichi sciamani Maya e di tutti coloro che, meditando sulla complessa Unità della Cosa Sacra-Antenato Morto Decapitato nell’atto di creare, tentavano di pervenire all’Unità con il mistero da cui provenivano e verso cui sognavano di tornare (Douglas Gillette, Il Segreto dello Sciamano)

PAROLE (importanza delle)

Lo strumento fondamentale per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se puoi controllare il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare le parole (Philip Dick-Come costruire un universo che non crolli 2 giorno dopo, 1978)

Gli arconti vollero ingannare l’uomo, perché essi videro che egli aveva la stessa origine di quelli che sono veramente buoni. Essi presero il nome delle cose che sono buone e lo diedero alle cose che non sono buone, per potere, per mezzo dei nomi, ingannare gli uomini e legarli alle cose che non sono buone…Perch’essi hanno deliberato di prendere l’uomo libero e fare di lui un loro schiavo, per sempre (Vangelo di Filippo 13)

La rivelazione è diretta ad un essere vivente che possiede conoscenza, sa scegliere tra gli oggetti della sua conoscenza grazie alla volontà, pone la sua volontà in pratica attraverso la forza, ed afferra il Verbo divino nell’articolare la sua situazione attraverso la parola. Per mezzo di quest’ultimo attributo, in particolare, egli realizza un incontro tra il divino e l’umano. La Parola è la qualità che pone l’uomo in un’altra dimensione rispetto alle altre creature; attraverso di essa la rivelazione discende dal cielo ed è resa possibile la pratica spirituale” (W. C. Chittick, ‘Un approccio Sufi alla diversità religiosa‘)

CREAZIONE DAL NULLA

Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale è anche l’origine del genere umano (2 Maccabei 7:28)

Infatti sta scritto: Ti ho costituito padre di molti popoli; [è nostro padre] davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono (Paolo, Romani 4:17)

MATEMATICA

Mathesis o matematica.Per Giordano Bruno è la capacità del nostro animo di astrarsi dalla materia, dal tempo e dallo spazio, fino al punto di intendere l’intelligibile nelle sue forme più semplici. In questo senso la mathesis, insieme all’amore, all’arte e alla magia, è uno dei 4 governatori o guide interiori dei nostri atti, attraverso cui è possibile conoscere oltre l’apparenza del mondo sensibile. La Matematica è Mathesis, materia prima, non è una successione di algoritmi, ma l’astrazione del concetto fino alla sua forma più pura che è appunto il numero. Così come la geometria è la riduzione “ad unum” fino a definire il punto, aspaziale e atemporale, come principio minimo e, nella sua aspazialità e atemporale, anche espressione della Divinità. Nel Sigillus Sigillorum Bruno dice: “Tutti i sapienti concordano nel sostenere che anche la matematica contribuisce alle operazioni dell’animo…La matematica, insegnando ad astrarci dalla materia, dal moto e dal tempo, ci rende capaci di intendere e contemplare le specie intellegibili. Perciò Pitagora, Platone e tutti quelli che cercarono d’insegnarci cose difficili e profonde, non usarono altri strumenti se non la matematica” (Mike Plato)